Il digitale al servizio del sociale. La testimonianza di Valentina Ammaturo, Project Manager presso il Laboratorio Aperto Chiostri di San Pietro

Nell’appuntamento di oggi del nostro progetto “DIGITALE: femminile, singolare”, il digitale ci viene raccontato da Valentina come importante strumento di inclusione sociale e facilitatore di competenze.

Valentina Ammaturo

Il Laboratorio Aperto Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia è un luogo di cooperazione e collaborazione tra imprese, di confronto e di cittadinanza dove il digitale viene insegnato come elemento di supporto e di innovazione sociale. Valentina si fa portavoce di questa realtà presentando le iniziative organizzate all’interno del Laboratorio per raccontare la stretta e importante relazione tra digitale e sociale, tra società digitalizzata e inclusione.


Leggi l’intervista completa rivolta a Valentina, protagonista del ciclo di appuntamenti “Digitale: femminile, singolare” promosso da O-One



Come descriveresti il Laboratorio Aperto di Chiostri di San Pietro utilizzando 3 aggettivi?

Il Laboratorio Aperto è uno spazio ibrido (culturale e sociale), relazionale, progettuale.


Di quali progetti ti occupi all’interno del Laboratorio?

Dal 2019 seguo lo sviluppo dei progetti e lo start up dei servizi di innovazione sociale. In particolare mi occupo di incubazione e accelerazione di impresa a impatto sociale e creazione di opportunità di apprendimento con l’obiettivo di rafforzare le competenze delle organizzazioni che lavorano nel settore educativo, del welfare e della cultura e di facilitare il protagonismo dei cittadini nel trovare risposte innovative ai bisogni della comunità.


Che spazio ha il digitale tra le attività che gestisci e offrite?

Il Laboratorio aperto nasce proprio per implementare l’Agenda Digitale della Regione Emilia-Romagna, per essere un luogo a disposizione della comunità locale con l’obiettivo di favorire l’inclusione digitale. Attraverso relazioni e partenariati con istituzioni pubbliche e del terzo settore ospitiamo opportunità di didattica, approfondimento, cultura e formazione perché i cittadini possano esercitare la propria cittadinanza digitale.


Il digitale potrebbe essere inteso come uno strumento di inclusione sociale? Se sì, in che modo?

Il laboratorio è una comunità di apprendimento, che vede nel digitale un'importante leva di inclusione sociale attraverso servizi di alfabetizzazione digitale, dando cioè la possibilità alle persone di partecipare in modo attivo ad una società sempre più digitalizzata. 

Per affrontare questa sfida, ad esempio nel 2021 abbiamo lanciato una call for ideas da cui è nato un progetto – i “Digital freaks” (@digital.freaks) – in cui il Laboratorio aperto crede molto. È una community di innovatori digitali che hanno l’obiettivo di diffondere la cultura digitale e tecnologica, mettere in rete conoscenze sociali, economiche e tecnologiche e sviluppare competenze innovative orientate all’inclusione e al riuso etico. 

Un altro esempio di come le tecnologie e le competenze digitali vengano utilizzate dal Laboratorio aperto per facilitare il protagonismo dei (nuovi) cittadini è il progetto “MAKE in Chiostri – Imparare Facendo.  Utilizzando le metodologie del design e della fabbricazione digitale, insieme a Francesco Bombardi stiamo dando la possibilità a 265 bambini e bambine di una scuola primaria della città di sviluppare competenze trasversali e digitali.


Il 6 ottobre si è svolto l’evento “Women in Tech. Genere, innovazione tecnologica e bene comune” a Reggio Emilia. Qual è stata la mission dell’evento? 

Women in Tech è un ciclo di eventi organizzato dalla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito delle attività di Data Vally Bene Comune, l’Agenda Digitale regionale per il quinquennio 2020-2025. WIT nasce per affrontare e contrastare il problema della disparità uomo-donna nei settori delle scienze, della tecnologia e dell’informatica. 


E i temi principali affrontati?

Tra i temi principali di questa seconda edizione vi è la promozione di pratiche e idee che stimolino e promuovano una nuova cultura per colmare il divario di genere a partire da una nuova narrazione del ruolo delle donne nel mondo digitale, tecnologico e scientifico. I temi degli appuntamenti sono stati definiti insieme ai vari laboratori aperti regionali, a seconda delle loro specializzazioni e dei diversi contesti locali in cui sono inseriti.

Nella tappa di Reggio Emilia (tenutasi lo scorso 6 ottobre con il titolo “Nuove cittadinanze. Genere, innovazione tecnologica e bene comune”) abbiamo scelto di fare un approfondimento su come l’integrazione tra tecnologie digitali e genere possa essere fondamentale per pensare le forme della cittadinanza. Ne abbiamo parlato con Enrica Cornaglia dell’organizzazione Ashoka - che si occupa di cambiamento e di imprenditoria sociale ossia di come trovare soluzioni innovative, scalabili e replicabili a un problema sociale - e Claudia Zampella, fondatrice del collettivo Scostumat*, che unisce competenze tecnologiche, di design e sociali per progettare nuovi servizi pubblici.


Secondo te, qual è la più grande difficoltà che affrontano le donne che oggi vogliono intraprendere una professione nel digital marketing? E la più grande opportunità?

La più grande difficoltà delle donne che lavorano in Italia, nel digital marketing come in altri campi, è la conciliazione vita-lavoro. 

La più grande opportunità è la valorizzazione del nostro “femminile”, non solo come genere ma come stile di leadership e di management. Un progetto simbolo è quello dell'imprenditrice Riccarda Zezza, che sta facendo molto per cercare di modificare il mercato del lavoro sottolineando il valore della maternità.  MaaM “la Maternità è come un Master”  è un percorso di formazione per il mondo aziendale e per i datori di lavoro, che permette di considerare il congedo di maternità e l’assistenza dei genitori come un periodo utile a sviluppare quelle “soft skills” manageriali a cui attualmente i dipendenti vengono formati attraverso esperienze di vita artificiali fatte in corsi di formazione professionale.


Anche in base alla tua esperienza o in relazione al contesto lavorativo in cui ti trovi, secondo te il ruolo professionale ed economico della donna è cambiato negli ultimi anni? 

Credo di sì, io mi occupo da circa 15 anni di scrittura, gestione e valutazione di progetti con impatto sociale, prima per il settore della cooperazione allo sviluppo ed oggi per la cooperazione sociale. Quest’ultimo, ad esempio, è un settore in cui la partecipazione delle donne è molto alta (soprattutto se si pensa alla progettazione e gestione di servizi legati alla sfera “di cura”, socio-assistenziali ed educativi), in cui ci sono pratiche di flessibilità e conciliazione vita- lavoro anche innovative, ma - se si sposta lo sguardo sui ruoli dirigenziali e apicali – il divario di genere è ancora profondo. Il percorso di vero cambiamento culturale è ancora in atto.


Quali consigli ti sentiresti di dare ad una ragazza neolaureata che vorrebbe intraprendere una carriera lavorativa nel digitale?

I dati ci dicono che la presenza femminile nelle materie STEM (Science Technology Engineering Mathematics) in generale e Tech (ingegneria, informatica) in particolare è molto bassa. Secondo le rilevazioni Almalaurea per l’a.a. 2020/2021 le donne immatricolate a corsi di laurea STEM sono il 21%, mentre gli uomini il 42%. Soprattutto alle giovani donne che non hanno conseguito studi in campo informatico, sembra banale ma direi loro di non aver paura di mettersi in gioco e – come diciamo alle bambine e ai bambini di MAKE IN CHIOSTRI - di “imparare facendo”.


Quali saranno i progetti futuri e le iniziative che il Laboratorio Chiostri di San Pietro attuerà per sostenere il connubio donne e digitale?

Un obiettivo molto concreto che stiamo perseguendo è favorire il protagonismo femminile all’interno della community dei “Digital Freaks”: siamo alla ricerca di giovani innovatori digitali che vogliano mettere a disposizione le loro competenze e organizzare iniziative culturali e servizi di alfabetizzazione digitale.

Un nostro sogno è riuscire a “scalare” e dare sostenibilità al progetto MAKE IN CHIOSTRI, consentendo a tutte le bambine e i bambini frequentanti classi di scuola primaria in città di partecipare a laboratori di fabbricazione digitale ai Chiostri di San Pietro. Credo sia importante dare accesso alle bambine, nella fascia di età tra i 6 e i 10 anni, a esperienze di apprendimento STEM. Vogliamo incoraggiare le giovani donne a intraprendere studi adeguati e impossessarsi di un mindset digitale, costruirsi le competenze che saranno necessarie per il futuro nel mondo del lavoro.